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venerdì 31 luglio 2009

Possiamo negarlo recisamente. E' talmente fisiologico il rifiuto di quest'idea che spesso sembra più naturale non parlarne. 

Tutti siamo alla costante ricerca di un posto. In senso lato. Nell'accezione che voglio considerare, il posto è piucchealtro un insieme di cose più o meno fondamentali ma tutte necessarie alla definizione di questa nicchia. Il posto è un intorno formato da persone, luoghi, attività, progetti, condizioni adatte allo sviluppo della propria persona e alla realizzazione di idee, a garantirsi quindi - questo, quando si è adulti - il benessere economico sufficiente a mantenere in vita i propri propositi. A 20 anni, probabilmente, il posto è formato soprattutto da luoghi e persone. Il discorso, però, non si riduce all'ennesima disquisizione sull'importanza del gruppo di amici e sulla necessità di puntare sulle interazioni sociali; in realtà è più interessante la dinamica del posto. Nessun posto è definitivo: come mutano le interazioni tra individui che lo compongono, con conseguente, alterazione degli equilibri, così mutano i "posti". E nella vita si cambia posto parecchie volte, forse continuamente. E' intuitivo che questo accada più spesso quando si è piccoli, e man mano che si va avanti si tende sempre a consolidare lo status quo che si è stabilito spontaneamente negli anni formativi. Da un lato è bello arrivare ad essere adulti e riuscire poi a mantenere in vita lo stesso posto per molti anni, spesso anche fino alla fine. 
Personalmente, però, trovo che sia bello anche essere capaci di migrare spesso, mantenendo la capacità di ascoltare i propri bisogni che sempre mutano, senza adagiarsi nella condizione di chi, ormai adulto/vecchio, diventa sordo al cambiamento o, peggio, impara ad ignorare questo bisogno. Però, non sono neanche per lo stare in diversi posti contemporaneamente. L'unico effetto di questa condizione è il non essere mai realmente in alcun luogo.

lunedì 29 giugno 2009

La cartina della Luna


月の地図を待とう

Perché aspettare sarà anche da idioti, ma arriveremo prima o poi.

sabato 27 giugno 2009

In morte del Re - We are Rockstars

Esordirò nel modo più urticante e massimalista possibile: della morte di Michael Jackson m'importa più o meno quanto m'importava dell'esame di statistica del primo anno. Che tra l'altro è "statistica medica", come se la materia fosse sottoposta a chissà quali eccezioni per via del suo indirizzo "medico". Insomma non provo alcun tipo di sentimento nei confronti della scomparsa dell'ex nero Michael Jackson; d'altra parte le sue canzoni non mi sono mai piaciute e ho sempre trovato il Moon Walk un'inutile mollezza, come gran parte dei balletti. Però, devo ammettere che era piuttosto bravo, senza dubbio. Quand'ero piccolo lo confondevo spesso con Prince che, ecco, secondo me ha tutt'altro spessore dal punto di vista artistico ed umano - se non altro ha avuto la decenza di rimanere nero e di prendere in mano una cazzo di chitarra e scrivere l'intro di Purple Rain. Che su youtube non si può più ascoltare perché il caricamento di qualsivoglia video, secondo la casa discografica, lede i diritti e bla bla bla. 

Insomma, Jacko è morto perchè sostanzialmente si drogava da 20 anni di Demerol, Vicodin, e tutta questa gente che nella vita si diverte ad assomigliare alla morfina e a scacciare via il dolore. Tra l'altro, vi pare una cosa plausibile chiedere ad un povero Cristo che a 50 anni non si alzava nemmeno più dalla sedia di fare 50 concerti? Cioè, l'idea fa sorridere, chiaramente, ma a quanto pare c'era chi ci stava davvero buttando dei soldi. E lui che era indebitato fino al collo doveva ovviamente fare di tutto per far cassa. Bah, poveraccio. Non ho mai condiviso la sua ossessione per la chirurgia estetica, il fatto che sia diventato bianco da nero che era (ed era anche un bell'uomo, peraltro). Alla fine era raccapricciante, pare che indossasse anche una parrucca. Guardando le foto degli ultimi anni sembra, come dire, finto. Un manichino, un  corpo imbalsamato, sì ecco, uno di quei santi imbalsamati ed esposti nelle teche dei macabri cattolici. Mi faceva abbastanza ribrezzo e tanta tristezza. Mi sono sempre chiesto: ma come cresceranno i suoi bambini? Probabilmente cresceranno nè peggio nè meglio di tanti altri. Resta il fatto che io un padre così non lo vorrei. Oh. Poi il discorso della pedofilia... Chissà, era vero? Credo che non lo sapremo mai. 

Poi c'è quell'altra mummia. Quella italiana. Berlusconi, insomma. Mi rendo conto di essere stato molto stupido e poser ad aver pensato che dietro agli scandali che lo stanno colpendo ci potessero essere i fantomatici "poteri forti", tipo i servizi segreti americani o chissà cos'altro. Stavolta è stato Travaglio a darmi una sonora lezione. Effettivamente questa non è altro che la decadenza di un povero coglione un po' perverso che, perso il senso del limite, si è portato in casa senza la minima precauzione gente che in tutta tranquillità ha fatto foto, registrato video e conversazioni. E dunque si è reso ricattabile. Estremamente debole, inaffidabile. Insomma, dovrebbe davvero dimettersi stavolta. Anche se non vi nascondo che mi sto divertendo molto. Dopo le moldave vestite da babbo natale e le ragazze sulla giostrina, sarei molto curioso di vedere cos'altro faceva Silvio con le sue ospiti.

Sto per dare Anatomia, l'esame finale. Sono preparato, molto. Ma ho paura. Perchè fondamentalmente, alla fine dei giochi, non accetto di essere da meno nei confronti degli altri. Non accetto l'idea che si possa avere sfortuna, che ogni esame faccia storia a sé, che non arrivare al top possa essere normale e non drammatico, che la differenza tra prendere, chessò, 30 o 25 può risiedere solo nel professore che ti interroga e nelle domande che ti fa, a parità di preparazione. E soprattutto non voglio capire che alla fine, non cambia un cazzo. Sono simpatico? Sarò simpatico in ogni caso. Sono una merda? Continuerò ad esserlo. Perdo i capelli? Certo non mi ricresceranno a suon di 30. Semplicemente, non cambia un cazzo. E' un orpello che ritengo di dover esibire per essere all'altezza delle mie stesse aspettative e per avere il controllo su chi mi sta intorno. Ora però mi ribellerò a questo sistema, mi fa stare troppo male e non mi porta da nessuna parte. Si lavora meglio quando si lavora di umiltà e passione. L'umiltà ancora devo impararla, sicuramente, anche se l'aspetto arrogante che ogni tanto assumo è in buona parte una posa parodistica. La passione, invece, per fortuna non mi manca. Anzi, direi che mi sta dando da vivere da un anno a questa parte.

Infine l'aspetto sociale. Che bello. Ultimamente tra dialoghi, scambi di mail, giornate, serate, ho la netta percezione di starmi circondando di gente di valore. Soprattutto perché mi vuole bene e si fa volere bene. E questo invece cambia. Cambia tutto.

Oh, sono poi in attesa di svolte sentimentali. Attualmente l'orizzonte mi sembra quantomai sgombro da qualsivoglia possibilità. Certo, anch'io dovrei decidermi e pervenire ad un accordo provvisorio con la mia sexuality, ma alla fine va sempre a finire che, più che gli intenti e i proponimenti, a fare la differenza sono gli ormoni e il sistema limbico. D'altro canto, però, è altrettanto vero che essere sgombri da aspettative è molto spesso il preludio alla possibilità di dare inizio a qualcosa di nuovo. Chiaramente senza la minima garanzia che funzioni.

venerdì 19 giugno 2009

THX





 E c'è chi si lascia guardare fino in fondo agli occhi, alle volte.

domenica 14 giugno 2009

Diventerei




When I see you I'm afraid

giovedì 11 giugno 2009

Ain't picture perfect but that doesn't mean a thing

Nell'apparente normalità di una condizione acquisita, di una vita che scorre su nuovi binari, rieccola. E' quando tutto si stanca troppo, quando le parole sono state ripetute una volta di troppo, o quando si è semplicemente persa l'occasione per parlare. Quando manca la voglia, in fondo. Quando si vorrebbe solo dormire. E invece, la mattina è sull'8. E i libri, le pagine che non passano mai e l'ansia di non farcela. E poi c'è il senso del termine, della dispersione umana, il prendere coscienza che a far stare insieme la gente è, in fondo, soprattutto la costrizione casuale della routine. Ma questa è la realtà, è l'aspetto quasi lapalissiano delle cose. Il senso della vita è tutto quello che c'è sotto, la risacca inesauribile che fa quel rumore la sera, quando tutti tornano a casa con l'ombrellone in spalle e gli asciugamani umidi, la pelle beffata dal vento che copre i misfatti del sole. Oddio, questo è come un tramonto sul mare, quei rumori, quelle persone, quel colore che hanno i ricordi. Il senso delle cose è un po' come tutto questo, come un tramonto che si ripete ogni istante, imprigionato quasi per sbaglio nell'anima del genere umano. 


Odio la stanchezza e la noia perché mi rubano il senso delle cose. Mi fanno sembrare tutto pesante e inutile, inconcludente, mi fanno desistere dall'approfondimento. E poi c'è la perplessità, la possibilità di provare la peggiore delusione, il non riuscire a capire quello che gli altri ti vogliono comunicare, la nostalgia, la voce in capitolo, i discorsi strani, le facce che non la raccontano giusta, la bussola che perde il nord.

Voglio andare a Kyoto. 

sabato 6 giugno 2009

I (used) to love the mayhem more than the love

Le cose cambiano rapidamente. Evolvono. Crescono. Si sviluppano e acquisiscono via via contorni sempre più nidi, una loro forma, un loro ruolo, una loro funzione. Come cellule staminali che... lasciamo perdere, avete capito. Però, ecco, sono contento. Questo fatemelo dire. Rispetto al post dei titoli di coda in realtà quasi nulla è rimasto quel che era. A questa orgia di rapporti umani, emozioni e sconvolgimenti si sono aggiunti nuovi personaggi dai connotati ambigui, affascinanti, ma soprattutto apportatori di momenti divertenti, simpatici. Di momenti che forse non ricorderò per sempre ma che sicuramente cambiano in meglio le mie giornate. E quelli che già c'erano, vecchi e nuovi, mi danno sempre più soddisfazioni. Quello che nei titoli di coda avevo delineato come incipiente o come da poco iniziato, adesso va consolidandosi. E mi rende felice. Sarà che conosco bene il significato del contrario di tutto ciò. Sarà che ne avevo proprio bisogno. Sarà che cambiare le carte in tavola e sentire di aver fatto la cosa giusta è sempre bello. Sarà che boh... Eppure mi piace. E' bella l'amicizia. E' sicuramente una cosa per la quale vale la pena di continuare a vivere accettando il cambiamento e mettendosi in gioco. PEr stasera basta così.

giovedì 28 maggio 2009

Matteo Piccini datti all'ippica



Se tutto potesse essere come il vento di oggi.

domenica 24 maggio 2009

To be myself in May

Soundtrack raccomandata: http://www.youtube.com/watch?v=MkSSq2G4zrk

Sono giorni strani. 
Mia sorella ha compiuto 18 anni, e non me ne sono quasi accorto. Eppure tra pochi mesi saremo già in lotta per chi dovrà prendere la macchina figa il sabato sera. E mi sei cresciuta addosso, Assia, adesso è sempre più difficile vedere in te la bambina con cui giocavo quando, a dire il vero, ero anch'io un bambino. E chissà tu cos'hai pensato di me, ne ho fatte di cose strane, assurde, pazze in questi anni. Ho pure un po' meno capelli di quando giocavamo insieme sulla spiaggia dalla nonna. 

Domani farò una cosa ancora più strana. Farò lezione. Va bene che parlare di lezione nel vero senso del termine è in qualche modo errato - sarà tutto molto più informale, ma io l'ho presa comunque molto sul serio. E il perché lo posso solo immaginare. Questa doveva essere la mia last resort nel caso l'incomunicabilità o la sfiga mi impedissero di comunicare. E invece ho comunicato, e nemmeno tanto male. Quindi non mi dovrò presentare, domani, quando salirò sul palchetto dell'aula grande del Cubo. Potrò solo dire: "Molti di voi li conosco già". E per gli altri domani sarò per un paio d'ore Matteo, il ragazzo con la maglietta verde che ci ha fatto il sangue e che ci farà il tessuto nervoso venerdì prossimo. Ma ci arrivo molto meglio di quanto potessi sperare, avendo fatto e detto cose che davvero vanno oltre le mie aspettative. E sto diventando meno Shunran, meno uragano primaverile... Adesso sono più Harukaze, vento di primavera. Arrivo e non faccio più terra bruciata. Meno personaggio e più persona. Questa è la direzione che voglio seguire. Tanto è inutile mirare a sconvolgere, perché farsi volere bene è un'altra cosa. Chi sconvolge spesso risulta inaccessibile, e io voglio essere normale. Ne ho già fin troppi di tratti che mi fanno sembrare inaccessibile, crearmene di altri proprio non m'interessa.

Ma diventare harukaze è impossibile da soli. Per cambiare le carte in tavola bisogna che ne valga la pena. Ci vuole gente da conquistare, cuori da vincere, anime da esplorare, cose da fare, da organizzare, l'ipotesi di un futuro esaltante, l'idea della scoperta senza fine, del pericolo reale, ci vuole il diritto di essere infelici ( right, John?). Per questo devo dire che quest'anno ho avuto un'autentica botta di culo - senza doppi sensi, please. Perché la voglia di provare a cambiare le carte in tavola è arrivata di pari passo con tanti nuovi volti, tre o quattro dei quali veramente belli. E che cavolo ci dovrebbe essere nella vita di più importante se non l'espansione delle connessioni, l'approfondimento della rete, il vero incontro? L'esporsi al pericolo con la propria faccia. Ridendoci su, perché volerlo fare è fottutamente normale.

Poi c'è chi pensa che normale sia rivelare avvenuti suicidii a tavola. Tra i crostini e la pizza. E che faremo per contrastarli? Non li contrasteremo perché vivono una vita che gira su stessa e su se stessa ritorna. Mentre noi vogliamo andare avanti e costruire la città in cui vogliamo vivere.

Poi ci sono gli sconvolgimenti di fronte, i granchi colossali, le sorprese inaspettate, i rides, le coincidenze, i disegni, le cose che non pensavi fossero così, le cose che non pensavi fossero possibili, le cose che non pensavi fossero così facili, le cose che non pensavi avresti mai dovuto mettere in dubbio. Gli incontri che sembrano "fated", gli incontri che sembrano dire "at last", gli incontri che sembrano mormorare "E finora dov'eri?". E poi in generale c'è la vita che va e macina chilometri a una velocità tale da farti viaggiare veloce ma dandoti la possibilità di apprezzare il paesaggio che cambia, e magari anche il cielo che va verso il crepuscolo. E tutte queste cose sono legate, perchè succedono insieme solo quando hai deciso che è ora di buttarti in profondità nella vita e nei rapporti con la gente. Non esistono coincidenze, non esistono incontri voluti dal fato, non esistono granchi, quasi tutto è possibile, molte cose sono facili, solo la morte è certa. Sei tu che attribuisci alle cose un valore simbolico proporzionale a quanto la bellezza della vita si faccia sentire bruciante sulla tua pelle. E soprattutto, sbagliare non è un errore, come dicono i Super Beaver (machigau koto wa machigai ja nai). 

Domani faccio lezione e non ce ne sarà per nessuno.
Dopodiché comincia tutto, ora penso di essere pronto per affrontare un paio di questioni e, finalmente, provare a crescere. E poi, voglio vedere cosa farete voi.


domenica 17 maggio 2009

Titoli di Coda 2008/2009 - Still ridin' the Windchills

Quanti di voi si sono mai trattenuti a veder scorrere i titoli di coda alla fine di un film al cinema? Se stavate pomiciando non vale, ovviamente. Io poche volte. Ma ogni volta provo una sensazione molto particolare. Nei titoli di coda c'è l'intero film, e molto di più. I titoli di coda sono la celebrazione di tutto il lavoro che sta dietro alla realizzazione di un capolavoro, o semplicemente di un film che non sarà da oscar ma che almeno ha dato lavoro ed esperienze a decine di persone. In ogni grande realizzazione non conta tanto il momento dell'esplosione del risultato, quello che veramente fa la differenza e cambia per sempre le persone sono le esperienze che si fanno mentre si sta lavorando duramente fianco a fianco con altri esseri umani per raggiungere insieme un grande obiettivo. E i titoli di coda mi affascinano, perché celebrano esattamente questo: anche il più sfigato assistente dell'assistente dell'assistente dell'aiuto-regista vi compare. Perché ci ha lavorato e ha partecipato alla costruzione dell'opera. 

In fondo credo che ognuno viva la propria vita come una sorta di film di cui è protagonista, e il risultato è che il consorzio umano è un'intersezione di film, un palcoscenico di coprotagonisti che incrociano i propri destini con quelli altrui, in un'interminabile serie di spin-off, prequel, sequel, ecc... 
Dato che mi piace molto la visione dei gruppi umani come team che collaborano per costruire qualcosa, anche quest'anno ho deciso di postare i miei personalissimi titoli di coda, adesso che le lezioni sono finite e che mi appresto a lanciarmi nello studio folle di Anatomia. L'avevo fatto anche l'anno scorso: Titoli di Coda 2007/2008 ... Magari per raffronto potreste leggervi anche quelli, sicuramente notereste un gran cambiamento! La cosa che più mi entusiasma, però, è notare come il mio film di quest'anno sia molto più intenso, movimentato, popolato da un gran numero di persone, amici vecchi e, soprattutto, nuovi. E' bello anche pensare che, in fondo, questo blog ha giocato un ruolo non indifferente nella costruzione di una trama che, se la guardo nel suo insieme, mi pare promettere bene. Magari ci scappa un oscar.

E quindi, un "grazie" di cuore a:

Matteo. A lui va il primo pensiero perché effettivamente è il primo coglione che vedo la mattina e, spesso, l'ultimo che vedo quando me ne vado. Non mi dilungo oltre perché gli ho già dedicato un intero post che riassume più che bene il suo ruolo. Momenti più belli? Il pronto soccorso e le gite alle terme. O semplicemente le risate isteriche durante la Dei. Insomma, basta, sennò davvero con lui non finirei più.

Lo Zacca, il viaggiatore delle sensazioni. Quest'anno, finalmente, ci siamo potuti conoscere meglio e abbiamo potuto affrontare anche qualche discussione a quattr'occhi su temi molto delicati. Che momenti, che funambolo. Anche lui è chiaramente una presenza irrinunciabile e una delle nostre più grandi fortune. E poi apprezza la birra Aventinus, e questo è per me fonte di grande soddisfazione.

Il Marini è un po' l'amico ritrovato di quest'anno. Dopo averlo perso di vista nella veste di chimico, è riapparso nella mia vita nella veste di matematico, fortunatamente per lui decisamente più gnocco della media dei matematici che affollano l'Ulisse Dini. Mio compagno di tanti pranzi a mensa, gli voglio bene soprattutto perché è un po' sfortunato, come me, ed entrambi quest'anno l'abbiamo preso un pochetto in quel posto (entrambi in senso metaforico, ci tengo a precisarlo). Ci siamo sviscerati a vicenda e abbiamo commentato fino alla nausea le nostre vicende sentimentali sempre più assurde. Se smette di fare battute circa la mia evidente stempiatura, forse gli vorrò ancora più bene (e tanto ha poco da stare tranquillo, perché prima o poi qualsiasi matematico diventa storpio o/e brutto e/o pazzo).

Rospetto. L'Ire è una presenza incostante, ma c'è, e quando si manifesta lascia sempre il segno. E' vero che l'anno scorso eravamo riusciti a fare più cose insieme io e lei, ma quest'anno oggettivamente ci sono stati molti ostacoli al nostro rapporto. E poi io sono incostante tanto quanto lei, non c'è da stupirsi se riusciamo a incontrarci nelle nostre vite solo per pochi secondi ogni volta. Eppure quei secondi sono come tesori preziosi, come visioni panoramiche, vedute crepuscolari. Per questo a lei dico che l'aspetto sempre, allo Stony ovviamente.

Il nostro gruppo all'università, in toto, perché siete gente coi controcazzi (cit). 

Gli Heatcliff. Grazie ragazzi. Quest'anno era partito in sordina con i soliti problemi di lineup e con lo scazzo ultrapeso tra me e Luca, ma sta finendo sotto i migliori auspici. Grande Carlos che si sta facendo il culo per imparare i pezzi, grande Luca che si sta mettendo sotto e che è tornato ad essere il mio amico di tre anni fa. Grazie al Pulo perché davvero è il nostro collant(e) e devo ancora vedergli fare una cazzata. Grazie al Gero che continua ad essere il NOSTRO Gero, pur essendo un patetico ingegnere informatico :) Infine, un enorme grazie al Berna per essere semrpe disposto a tappare qualsiasi buco ci sia da tappare - e non è un'allusione sconcia.

Il Gulisano, per aver detto "Ma volete davvero diventare gente che va in giro a pensare di salvare le vite? Nè per colpa mia, nè per merito mio". Prof, le vogliamo bene. Le sue lezioni di anatomia sono come monologhi teatrali, nelle sue parole c'è sempre una tensione artistica, piena di passione e di autentico ardore per quello che studia ed insegna. Anche Il Guli è un regalo che qualcuno ci ha fatto.

Il Pacini, per le sue comparsate fulminee e per i suoi "arrivederci e grazie". 

La Cassiera della Mensa, perché dopo aver insinuato che il sottoscritto utilizzi le banane per fini diversi da quelli della nutrizione, mi saluta ogni giorno e ha sempre una parolina dolce per me. Grazie! Anche io ti voglio bene cassiera della mensa!

Marius, perché non si può non ringraziare uno che ha "gli occhi nelle tasche". Dobbiamo ancora capire se si tratti o meno di un modo di dire mutuato dal francese, ma abbiamo il sospetto che rientri in quelle che potremmo definire "Pulcherrima Dicta Marii".

La Dei, perché per la prima volta ho imparato a fare i grafici per registrare l'andamento dei suoi "in questo senso" e "in questo senso qui". Facendo un breve calcolo, stimo che durante il secondo semestre la simpatica donnina ne abbia pronunciati circa 600-700. La ringrazio anche per avermi insegnato un nuovo e più disinvolto uso dell'aggettivo dimostrativo "quel". Quell'ammonio. Poesia.

P. Urbano. Principalmente perché da quando ha fatto un disegno alla lavagna e l'ha firmato (P. Urbano- 2009) ho finalmente la certezza di trovarmi di fronte ad un pazzo megalomane. Quindi, Urbano ciucciami l'ano (cit). 

Il Cecchi, perché oltre ad essere un "rigoverna cappelle" (cit.), è riuscito ad infamarci all'esame più della Farnararo. Lurido pisano.

La Tesi, perchè mi ha dato 30 a Fisiologia I. Ma anche perché abbiamo imparato a volerle bene, ad esaltarci con lei quando parla del Kandel e Schwarz, quando ci dice che l'area sensitiva tal dei tali è posizionata "molto felicemente", quando mima l'andatura di un ubriaco. E poi è un'adorabile gattara!

La Chiarugi. E qui non ci sono cazzi. E' una GRAN donna, una che si fa il culo dalla mattina alla sera, che lavora e ricerca con una passione che io ammiro profondamente. E poi è simpatica, come del resto lo sono generalmente le persone che nella vita hanno raggiunto obiettivi di rilievo grazie ai propri sforzi. Un giorno sarò come lei, con qualcosa in più tra le gambe, ovviamente.

Il Capaccioli. Lui è un pazzo, uno che parla al telefono a velocità supersonica, e può essere un problema quando devo riuscire ad estrapolare metodiche, nomi, orari, numeri di telefono. Ma è un ganzo e un grande. Lo ringrazio perché sta credendo moltissimo in me e mi sta mettendo tra le mani cose importanti. Sono fiero di poter esibire il mio badge elettronico con scritto "Matteo Piccini - Lab Capaccioli". 

E adesso un attimo di attenzione. Ora voglio ringraziare le new entries. 

Giacomo. Come ti ringrazio? E soprattutto, forse, non ho nemmeno niente per cui esserti grato. Però ormai nella mia vita ci sei entrato completamente, e ti ci lascio. Non so se sei davvero riuscito a capirmi, a volte ne dubito. Però mi tieni a chiacchierare, a ridere, a dire cazzate, mi dai continuamente input per osservarmi dall'esterno e tentare di migliorarmi. E so che hai tanta paura, tanta quanta ne ho io. Ti voglio bene, e quest'estate si va  a Dublino, te lo prometto. E per quanto mi riguarda, non ti abbandono. 

I My shining Darkness. Ragazzi, a voi voglio un bene incredibile. Siete un po' come cinque fratellini minori, ma già suonate come grandi. Per me rappresentate la potenza delle cose nuove che iniziano in tutto il loro splendore e con quella forza misteriosa che spinge le cose che nascono dall'ispirazione. Vedrete che ne faremo di strada insieme. 

Daniele. Daniele è il caos. Siamo stati dei mesi a guardarci in cagnesco in biblioteca, più per scherzo che sul serio, sapendo perfettamente l'uno dell'altro. E alla fine abbiamo rotto il ghiaccio. Gli voglio bene perché, giustamente, mi venera come Dio Onnipotente della Biomedica. Scherzi a parte, lui è un elemento completamente libero e sciolto da ogni catena, è impossibile non volergli bene quando ti arriva davanti, a Careggi, con un carrello rubato. Peccato che te l'abbiano fottuto, Dan, un giro ce lo facevo volentieri. Tra l'altro sembra che sia anche diventato un bravo studente... Mah... La faccenda mi puzza ma per adesso si starà a vedere. Grandissimo!

L'evanescente Luke, che chiude l'anno con zeru tituli. Ecco, lui davvero mi garba (in senso amichevole eh) perché è ganzo (infatti anche lui è un fan del Passeri) e c'ha sempre quell'aria un po' "svampita" (in senso affettuoso eh). Sembra una nuvoletta bionda che gira per il cubo e la biomedica, sempre con abbinamenti cromatici ben lungi dal passare inosservati. Anche la sua conoscenza è avvenuta con modalità quantomeno bizzarre, e mi fa piacere che alla fine abbia rotto il ghiaccio, perché ha un modo di pensare molto stimolante e a vederlo così sembra estremamente aperto e ben disposto verso le persone; sembra sempre interessato a quello che dici, e questo è bello. Poi gli garba Huxley, quindi è ganzo. Grande Luke, ora devi solo smettere di fumare quelle insulse sigarettine! 

Veggie: Perché credo in lei, la ammiro profondamente per il coraggio che dimostra ogni giorno. So che dovrà probabilmente soffrire ancora molto (bisogna essere realisti), ma è mia profonda convinzione che riuscirà a sconfiggere i suoi demoni perché è forte, cocciuta, determinata, dolce, e profondamente intelligente. Poi legge i manga, quindi non può non essere ganza. Sei grandissima, e ce la farai, come tu ispiri me con il tuo coraggio e i tuoi post, adesso vorrei essere io a darti un po' di carica in più!

Stefano e Andrea, i due catanesi che prima o poi mi dovranno ospitare nelle loro terre. Grandi ragazzi, siete stati un grande acquisto! Una lezione intera della Campisi passata con Stefano a parlare di musica mi ha convinto ancora di più. E poi finalmente due persone affettuose che ci tengono a consolidare i rapporti. 

Il Melani. Tommaso è stato il mio naturale amplificatore. Io e lui siamo un ripetitore di cazzate ad azione altamente teratogena. Mi mancava qualcuno con cui fare assurde e deprimenti battute e sfondo biochimico, o con cui esaltare la bellezza dello psalterium o del "distinto inginocchiamento" dell'uretere sui vasi iliaci. Da dieci.

La Fatima è stata una conoscenza molto recente, ma di sicuro impatto! Già che fa un certo effetto sentirla parlare in perfetto aretino, ma poi viene fuori che pure lei c'ha davvero i controcazzi. Abbastanza veramente brava!

La Giulia. Perché mi ha insegnato una delle lezioni che ricorderò per tutta la vita, e il tutto con la massima naturalezza e semplicità. Ti fa venire voglia di vivere!

Il Papi. Perché in tutta questa follia Gabri ha un suo perché. Ehehehe...

Il Matini e il suo gruppo, la Giulia Cantini, la chiara Bersani, Cips, Alessandro Gradassi, Luca Petrone, Duccio Fattori, Alessandro, la Valeria, la miriade di gente del primo anno che conosco e che adesso sarebbe veramente troppo troppo lungo nominare pezzo per pezzo. Venite alle mie lezioni di istologia, piuttosto, stronzi!

Lorenzo. Qui non basterebbe un post intero, forse neppure un blog. E' possibile conoscere una persona e dopo solo pochi giorni ritenere che sia il proprio fratello gemello? Evidentemente sì. Lore mi emoziona perché mi mette costantemente alla prova, e perché per me è un esempio di umiltà - cosa che a me manca assai - e di forza d'animo. Crede di non valere niente, ma lo adorano tutti. E io non credo nelle coincidenze pure e semplici. Poi se giovedì si taglia davvero i capelli diventerà un figo della madonna e con tutte le donne che gli gireranno intorno non avrà più tempo per chiacchierare con suo fratello, ma intanto mi godo quella che sicuramente è stata la nuova amicizia più eclatante dell'anno. 

Infine un grazie più speciale degli altri. Ringrazio la mia misteriosa malattia. Finché non ha un nome la chiamerò così. Misteriosa malattia. Mi stai facendo dannare, ma grazie a te mi conosco meglio e costruisco la mia forza. Ma non ti abituare troppo a questa situazione di idillio simbiontico. Quando ti daranno un nome io guarirò e te ne dovrai andare.

Cazzo che anno.