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venerdì 15 maggio 2009

Epic Fail




Retreat.

martedì 12 maggio 2009

Il Vento del Cubo

C'è poco da fare, al Cubo tira sempre il vento dell'inquietudine e dei pomeriggi di maggio passati nello studio un po' ozioso. E' sempre così, quando ci torno perché sono di passaggio verso qualche laboratorio, o perché semplicemente ci voglio tornare senza particolari motivi. Ma tanto la ragione è sempre altro. 

lunedì 11 maggio 2009

Katenu




立ち止まると勝てぬだろう
Tachidomaru to katenu darou
Se resti lì fermo come pensi di poter vincere...?

mercoledì 6 maggio 2009

Crisi? Non oggi.

Sono entrato in crisi ieri e oggi il peggio è passato.

Ho visto mio "fratello" trionfare due volte nello stesso giorno. Grande Lore, mi hai dato una bella scossa di potenza.
Le mie trafile legali stanno continuando.
Il mio stato fisico è ancora sconosciuto, in un referto di laboratorio che ancora non arriva.
Ma starò bene, di sicuro. Mi lamento tanto perché ho paura di morire, e dovrei vergognarmi, perché poi la gente muore davvero e io sono ancora vivo. 
Devo davvero imparare a darmi un contegno, mi sforzo, mi sforzo, mi sforzo. E ce la farò, porco cazzo.

domenica 3 maggio 2009

La Religione

Ultimamente mi sento molto attratto dalle discussioni che toccano temi importanti e anche piuttosto intimi e personali. Ultimamente, poi, mi è capitato di parlare spesso di religione con amici, genitori e conoscenti; la questione di fondo che mi affascina e mi lascia perplesso circa la religione, è che l'adesione di un individuo ad un determinato culto religioso mi sembra sempre legato indissolubilmente al contesto familiare di provenienza. Ci avete mai fatto caso? Nel caso della religione cattolica, nel contesto italiano (una generalizzazione ad altre realtà etniche e culturali è impossibile) da genitori non praticanti o addirittura atei nascono quasi sempre figli che non si avvicineranno alla fede e che tenderanno a professarsi atei, agnostici o semplicemente disinteressati all'argomento. Per contro, da genitori credenti e praticanti quasi sempre provengono figli che, pur essendo magari poco o per niente praticanti, alla domanda "credi in Dio?" daranno sempre una risposta positiva. Da famiglie di stretta osservanza religiosa provengono spesso figli altrettanto entusiasti della religione, ma non di rado anche figli che, sfuggendo forse al senso di oppressione che certi modi di vivere la religione possono comportare, tendono a rifiutare il credo dei propri genitori. Diverso è il discorso degli appartenenti a sette o organizzazioni particolari - Testimoni di Geova, Mormoni, Neocatecumenali, Ciellini, ecc... Fatta eccezione per i neocatecumenali sui quali possiedo poche et frammentarie notizie, le principali sette cristiane sono accumunate da una forte tendenza all'isolamento dal resto del consorzio umano, fino a giungere molto spesso all'endogamia tra membri della stessa comunità. E' chiaro che questo punto meriterebbe una trattazione molto più approfondita che in questa sede non è opportuna - anche perché non parlo di cose che non so. 

Credo che molto, comunque, dipenda dall'intelligenza dei genitori, e per me "intelligenza" significa soprattutto lasciare ai propri figli la libertà di scelta secondo la propria personale volontà. Per questo, un genitore ateo dovrebbe a mio parere fare in modo che i propri figli entrino in contatto con la spiritualità e che possano capire cosa sia la religione, cosa sia la fede, cosa significhi e quale possa essere il suo valore. Del pari, un genitore cattolico - per esempio - dovrebbe mostrare ai propri figli che la Fede è un valore che non tutti condividono, e che non è obbligatorio aderire ad una religione se questa adesione non è profondamente ragionata e "sentita" - cioè, non deve essere una mera questione di "abitudine". 
La realtà è che la grande maggioranza dei cattolici in Italia va in Chiesa ogni domenica solo perché "è abitudine che così si faccia". Conoscono a memoria le liturgie ma non si interrogano mai sul significato delle parole che pronunciano. Si professano cristiani ma della Parola di Gesù non applicano nemmeno la punteggiatura. Questa non è religione, non è spiritualità: questa è vita da pecore, prone solo alle bisogna della pancia - per dirla col grande Sallustio. La Religione secondo me è una cosa nobilissima se l'individuo ha la volontà e la curiosità di usarla come trampolino di lancio per affrontare questioni esistenziali ed etiche, per analizzare l'essenza dell'Uomo e della Società, per trovare il proprio ruolo all'interno di essa. La Religione diventa invece completamente sterile ed inutile se si riduce ad una semplice lista di cose che si possono fare e di cose che non si possono fare: tutto il suo valore di speculazione intellettuale e di arricchimento personale va perduto. 
Anche gli atei, comunque, non sono da meno. Tra loro, sono poche le persone che prima di professarsi atee hanno cercato di approfondire la propria spiritualità in qualche modo. Non dico che sia necessario aderire a qualche forma di religione, ma sono convinto che prima di decidere che un qualsiasi dio non esista, sarebbe quantomeno importante affrontare seriamente la questione. Purtroppo anche in questo frangente entra in gioco l'abitudine: siamo pigri, e quindi perché affannarsi a mettere in discussione le proprie certezze quando fino ad oggi abbiamo vissuto benissimo così come siamo? 
Vedete, il succo della questione è che bisogna sempre farsi domande e mai accettare qualcosa senza averla prima analizzata a fondo. Una scelta è utile solo se è consapevole, altrimenti non è neppure una scelta, è come lasciarsi passare gli eventi addosso in maniera passiva. E sono abbastanza sicuro che un cattolico che si fa domande e che mette continuamente in discussione valori, principi, fede, stabilendo così un rapporto dialettico fertile, sia un cattolico che non avrà mai bisogno di andare a tacciare di eretico chi non la pensa come lui. Del pari, un ateo che abbia compreso cosa sia la Fede e quale possa essere il suo valore, sarà sicuramente un ateo rispettoso di chi aderisce ad un culto religioso. Solo così ci può essere vera comunicazione, solo così ci si può rispettare e vivere pacificamente insieme senza essere diffidenti gli uni verso gli altri. Il problema, al solito, è che tutto questo richiede sforzo, attenzione costante, vivacità intellettiva, la fatica e l'irritazione che possono derivare dalla messa in discussione delle proprie certezze.

Personalmente, sono cresciuto in una famiglia di non praticanti tendenzialmente agnostici e sono sempre stato lontano dagli ambienti cattolici; tuttavia i miei non hanno mai fatto niente per allontanarmi dalla possibilità di avere Fede e, anzi, hanno sempre fatto in modo che io sentissi tutte le campane. Man mano che cresco la voglia di approfondire i tratti della mia spiritualità, che adesso inizio a conoscere, mi spinge a cercare un modo per viverla traendone tutta la ricchezza possibile. Probabilmente non sarò mai un cattolico - sono più affine  al pensiero orientale - ma sicuramente in questo travaglio interiore il confronto costante coi miei amici cattolici è stata una fonte di ricchezza insostituibile.

La Religione non dovrebbe mai essere un freno allo sviluppo della propria personalità e delle proprie inclinazioni naturali, nè tantomeno un santuario di certezze, anzi. Direi che tutto sommato ho scritto cose sensate.

mercoledì 29 aprile 2009

Ridicolo

Per quanto si possa essere innamorati dei propri pensieri e del proprio modo di sentire la vita, prima o poi a chiunque capita di sentirsi ridicolo. Io in questo momento mi sento un po' ridicolo. I motivi sono molti, e questo blog è una delle voci indicizzate. 

E' vero che un blog per molti è lo strumento terapeutico di un'autoanalisi assolutamente non oggettiva e un po' compiacente, autoreferenziale. Uno strumento non di rado elegante e raffinato per mettere in parole i propri pensieri in modo da farseli piacere più per la forma che per il contenuto. Il blog è anche uno strumento per comunicare, lanciare messaggi, per costruirsi personaggi, per far sapere cose senza parlare. In definitiva, direi che un blog aggiornato molto spesso è un oggetto molto complesso. 
A fasi estremamente comunicative seguono spesso fasi in cui uno, tutto d'un tratto, realizza di aver scritto veramente tanto, e di aver comunicato forse qualcosa di troppo. Non tanto nei contenuti, quanto piuttosto nella quantità e nella "veemenza" della scrittura. E così ci si sente ridicoli, specialmente nei confronti dei propri lettori, noti e ignoti. Ecco, io adesso mi sento un po' ridicolo.  Però, devo dire che non ho intenzione di ritrattare o di smettere di fare quello che sto facendo. Gli ultimi tre giorni sono stati qualcosa di irripetibile dal punto di vista emotivo, con moments of being ripetuti e fulminei come non mai. 
Sto preparando un post più lungo e impegnato. Ve ne anticipo il titolo: "Perché odio frocioland". Tanto per dire che qui non si va sul personale.

domenica 26 aprile 2009

On a scale from 0 to 10...

Mi ero ripromesso di non scrivere più niente per qualche giorno, ma non sono stato capace di trattenere la mia grafomania. A voi non capita mai di avere bisogno di comunicare qualcosa, non tanto una cosa in particolare? 

Non so, forse su questo punto sto riuscendo abilmente a mentire a me stesso.

Che dire, è stato un fine settimana abbastanza tranquillo, troppo tranquillo per i miei gusti (ennesimo sabato in cui non siamo riusciti ad organizzarci decentemente), eppure foriero di interessanti rivelazioni. 

Sono tornato in bici dopo tanto tempo e, pur avendo perso un bel po' di massa muscolare nelle gambe non posso dire di essermi comportato male. Questo mi soddisfa molto, sì sì. La Fiorentina ha inoltre battuto la tracotante Roma per 4-1, e pur essendo interista non posso che rallegrarmi di questo insperato sussulto di orgoglio viola. E d'altra parte il calcio è bello perché tutto sommato è stupido e divertente... Quando mi ripiglierò al 100% potrei anche cominciare a giocare a calcetto seriously.

Piccola lamentela. Gli amici "sposati". Ora, abbiamo 20 anni. In realtà 21, ma è un'espressione universale dire di avere "20 anni". Ecco, a 20 anni secondo me non è tanto positivo intrattenere relazioni che somigliano molto a prove tecniche di matrimonio e vita coniugale. Trovo un po' deprimente che molti miei amici passino TUTTI i sabati con le proprie ragazze, magari proprio a cena con i suoi o comunque in "famiglia". Cioè, non mi fraintendete. E' bellissimo amarsi e quando ci si ama si cerca anche di passare più tempo possibile insieme, ma a tutto c'è un limite. Piucchealtro, è un peccato rinunciare alla libertà che si potrebbe avere a 20 anni, la libertà di uscire il sabato sera con i propri amici e fare stronzate, fare festini alcolici senza preoccuparsi di quello che accadrà il giorno dopo  - e la notte stessa, perché no. E lo dico io che comunque ho sempre una certa misura in queste cose, salvo quando decido che mi DEVO ubriacare - ma questo capita abbastanza di rado. 
Quello che mi chiedo, in buona sostanza è: cosa farete quando avrete 30 anni e i vostri 20 saranno passati senza che voi siate riusciti a goderveli appieno coi vostri amici? Magari è anche questione di priorità. Alla mia voglia di divertirmi - ripeto, in modo sano - può corrispondere nella gente di cui sto parlando un concetto di divertimento già più "maturo". Ma non lo so, intorno a me vedo anche tanta gente che pur essendo fidanzata riesce ad avere un rapporto equilibrato con il concetto stesso di relazione, più consono alla nostra età, a mio modestissimo parere. E' che a me dispiace poi trovarmi il sabato sera ad ingegnarmi su cosa fare perché i miei amici c'hanno SEMPRE da stare con la donna o con l'uomo (par condicio, dai). Ogni tanto mi viene voglia di cambiare aria e di cominciare a vedere gente meno ansiosa di sperimentare la vita matrimoniale. 

Anche per questo mi riprometto spesso che, la prossima volta che sarò fidanzato, farò il possibile per mantenere un equilibrio soddisfacente. Va bene che l'amore ti piglia e ti fa fare anche tante cavolate, ma almeno ci si può provare. Sarà che poi a me la stabilità di certe cose piace ma fa anche un po' paura, come se fosse anche una rinuncia alla sensazione forte e totalizzante. 

Quanto alle rivelazioni di questo fine settimana, ci sarebbe molto da dire, ma ancora è tutto nebbioso e poco congruente. E devo anche farmi i cazzi miei. Sicuramente devo essere molto grato al fatto di essere, come dire, "interregionale". Una cosa però l'ho capita, credo. A questo mondo non esiste la certezza in certi frangenti, bensì una gradazione variabile di incertezze, di stati di cose più o meno consapevoli. Ciò che è chiaro a chi guarda può non esserlo a chi è guardato. Ciò che in te è consolidato può essere ancora in fieri in chi ti sta di fronte. 
E in ogni caso, il trampolino mi sembra un paio di passi più vicino.

mercoledì 22 aprile 2009

Io e Matteo

Se la memoria non m'inganna, questo non è il primo post che dedico a Matteo. Avevo già scritto qualcosa su di lui, sul vecchissimo blog di livespaces. E' roba vecchia, forse di un paio di anni fa. Eravamo piccoli, eppure oggi non siamo poi tanto diversi. Il cuore è sempre quello. 

A Matteo io voglio un bene puro e semplice, incondizionato e senza tentennamenti. All'università tutti ci conoscono come due entità che passano le giornate rimpallandosi battute allucinanti, giochi da cretini, scherzi e "sketch" a non finire. Se ci penso, gli ultimi due anni li abbiamo passati praticamente sempre fianco a fianco, in mezzo alle persone che ci gravitano intorno e che tentiamo continuamente di coinvolgere nelle cose che facciamo, nel nostro entusiasmo, nella nostra idiozia. A Matteo voglio bene perché ci si può parlare del sesso degli angeli bestemmiando. Ma soprattutto perché non gli leggo mai negli occhi la pesantezza di chi mi giudica, e quando il mio comportamento va sopra le righe e diventa eccessivo, lui mi asseconda come un fratello maggiore, come qualcuno che ha capito che "il ragazzo c'ha da sfogarsi". E sa riportarmi alla realtà senza umiliarmi, quando mi sto rendendo ridicolo. Ma in fondo a Matteo voglio bene per nessuna ragione in particolare, ma semplicemente perché sa che la vita è troppo seria per non riderci sopra. Io non ho mai riso così tanto come in questi due anni, in vita mia. Passo una quantità tempo impressionante a ridere, ogni giorno. 
Eppure non è stato sempre così. Se quando lo conobbi, il primo giorno di liceo, mi avessero detto che sarebbe diventata una delle presenze davvero insostituibili della mia vita, non ci avrei mai creduto. O perlomeno, mi sarebbe stato difficile. La chioma nera riccioluta era sempre quella (a differenza della mia che col tempo s'è un po' ridimensionata...!), ma Matte è sbocciato col passare del tempo. E forse anch'io. Fino al quarto anno di liceo lui per me era l'amico di una persona - un altro nostro omonimo, tanto per essere fantasiosi - che di lì a poco mi avrebbe rovinato la vita e trascinato su un baratro dal quale avrei impiegato due anni per risalire. 
Quando il mondo mi crollò addosso e mi ritrovai da solo, fui finalmente libero di sbocciare, anch'io. E sbocciando trovai piano piano in Matteo e in altre due persone i naturali amplificatori della mia idiozia e della mia parte "dionisiaca" e spensierata. E fu come imparare che le cose possono essere molto più semplici di come appaiono, e che la gente devi conoscerla a viso aperto, senza sovrastrutture, senza costruire niente che possa modificare il tuo aspetto naturale. Alla gente sana non frega assolutamente niente di tutto ciò che non è essenziale. Matteo è così, e io ho imparato tanto da lui, semplicemente osservandolo all'opera e sintonizzandomi col ritmo dei suoi passi. Matteo mi ha salvato da due Mattei. Il primo era il Matteo che aveva stralciato la mia fiducia in certi sentimenti, il secondo era il Matteo che stavo diventando. 

Oggi siamo due idioti che si giostrano le giornate vivendole appieno e traendo dalla vita in viale Morgagni ogni briciola di demenzialità e di condivisione. L'idea di scrivere questo post mi è venuta dopo la giornata di oggi, che ha riassunto appieno tutto quello che siamo in questo momento della nostra vita. Per la prima volta siamo riusciti a stare tutto il pomeriggio insieme a ripetere anatomia per un esame che daremo insieme. Non era mai successo, e sono contento perché è un piccolo segno. E' come se la nostra amicizia fosse maturata in tutto questo tempo, tanto da permetterci di condividere anche le fatiche dello studio, che prima affrontavamo insieme, ma ognuno per conto proprio. E poi le risate con lo Zacca, i siparietti allucinanti in biomedica, le risate a Microbiologia, e le mie esuberanze, e lui che capisce benissimo e mi lascia fare, perché lo sa che per me è difficile resistere a certi urti, che la vita mi lascia sempre agonizzante di felicità e stupore e io a volte non resisto a tutto ciò. Lui lo sa che mi diverto sempre con amore per quello che faccio, che la mia inquietudine nasce dall'esaltazione, e che quando esagero è perché, davvero, all'amore per la vita è difficile resistere e certe cose possono essere tremendamente difficili da esprimere. E allora io mi sento analfabeta e rido, rido, rido, rido, rido. E allora ride pure lui, con quella sua solita benevolenza priva di qualsiasi senso di superiorità, ma semplicemente sincera. 
Te dovevi proprio fare il medico, Matte, perché sei il genere di persona che salva una vita senza accorgersene. E quando glielo fanno notare dice solamente: "Ah... Davvero? Beh, allora bene!"
No, non bene. Benissimo. Benissimo davvero. 

lunedì 20 aprile 2009

Dive [Bombs]

Ci sono cose che non richiedono "tecnica" o "mestiere". A volte bisognerebbe buttarsi e basta, prima che il sole tramonti e il cielo si fonda col mare in un'immensa tela nera. 

domenica 19 aprile 2009

Self-Made Spring

Il concerto del 2 Maggio si avvicina. Gli Heatcliff tornano sul palco dopo mesi di assenza dalle scene, e questa volta saremo in formazione completa. Il luogo è l'Exenzia, a Prato, e sarà un'occasione piuttosto importante dato che si sta ormai imponendo come il locale di riferimento della Scena. Da parte mia sono meno eccitato che in passato. Non so se l'ebbrezza del palco mi sia passata con l'esperienza o se, piuttosto, questa situazione mi stia lasciando un po' indifferente. Tendo a pensare che la verità sia più vicina alla seconda ipotesi... In effetti questo concerto mi è un po' caduto tra capo e collo, anche se è stato fissato da tempo. Prima ero molto più focalizzato sulle attività di una band che, a dirla tutta, risente tantissimo in termini di efficienza del mio umore. Adesso, beh, ho tante cose da fare. Ma soprattutto, ho imboccato con decisione e coraggio la mia strada di studio, quella che piano piano mi sta portando verso un "futuro professionale" che in fondo è già cominciato. Anzi, in fondo, comincia nel preciso istante in cui ti rendi conto che ci stai pensando. 

Insomma, questa volta mi sento un po' sbalzato sul palco, trascinato da chi prima si faceva trascinare dal mio entusiasmo e dalle mie velleità. Se da una parte questo stato d'animo mi fa vedere il concerto sotto un'ottica completamente ridimensionata e poco entusiastica, dall'altra è anche vero che qualsiasi bella sorpresa quella sera avrà un effetto amplificato. Proprio perché non avverto il senso dell'aspettativa dalla serata. Non c'è niente da vincere. Dobbiamo solo suonare per una mezz'oretta, meglio che possiamo, sperando di infilare tutti i passaggi nel modo giusto. Il che comunque non è mai semplice visti i pezzi che scriviamo. 
A dire il vero non so nemmeno se e a chi dirò di venirci a sentire. A parte lo zoccolo duro dei vecchi amici, questa potrebbe essere un'occasione per riunire un bel gruppetto di persone più o meno vicine a me. L'idea mi tenta, ma poi ho paura che vada a finire come di consueto: io troppo preso dalla sistemazione di amplificatori e chitarre, stanco morto... E alla fine dedico mezzo minuto ad ognuno. E io così non ce la faccio, perché ci perderei le ore a parlare coi miei amici, specialmente laddove c'è ancora molto da scoprire. 
E poi permane questo senso di stanchezza, che per esempio non avverto minimamente quando sono all'Università o a studiare in biblioteca. Anzi. Lì sono entusiasta. Non tanto perché studiare il plesso sacrale sia un'attività divertente, quanto perché ormai frequentare questi ambienti comporta l'interazione con persone che mi danno qualcosa di nuovo. Sempre nuovo. E' stupefacente, perché ogni giorno si conosce gente nuova ed escono nuove idee, ogni giorno ho un motivo in più per non tornare a casa dopo le lezioni, come fanno molti, e rimanere a vivere fino all'ultimo minuto la  mia "vita universitaria". Mi piacerebbe che la mia vita lavorativa fosse esattamente così, segnata da persone che mi stimolino in continuazione e che mi sappiano regalare quell'oasi di autenticità e spensieratezza che, come molti sanno, mi è mancata profondamente quando ero più piccolo. Per questo, forse, adesso mi sento molto più "piccolo" di quanto mi sentissi durante gli anni del liceo, e questo mi piace, perchè finalmente posso respirare ed esprimere cose che prima mai e poi mai avrei potuto mostrare con questa libertà. 

Sul concerto ho cambiato idea, mentre scrivevo. Cercherò di portarci un botto di gente. E spaccheremo il culo. Oh.